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Non sono un amante dei triathlon così corti, ma lo scorso anno mi sono lasciato convincere a partecipare al triathlon di Bardolino solo perché la data della gara coincideva con la data di compleanno di un caro amico, il quale avrebbe partecipato a questa come sua prima gara di triathlon.

Come detto, non mi piacciono le gare brevi, ma alla fine ero comunque molto felice di parteciparvi perché, oltre il già citato motivo, si erano aggiunti altri tre amici e questo significava che dopo la positiva esperienza con ELBAMAM qualche cosa attorno eravamo riusciti a far muovere: qualcun’ altro come noi si stava convertendo a questo magnifico sport.

Come per l’Elba, i giorni di allenamento si susseguivano con frenesia, non ci sono giorni di riposo; nonostante le distanze siano decisamente inferiori, serve invece acquisire velocità nelle varie frazioni e destrezza con i cambi per poter perdere meno tempo possibile inutilmente.

Ecco ci siamo, lunga o corta che sia, il giorno della gara c’è sempre una tensione e una sana agitazione in corpo, pensi sempre di non aver fatto tutto quello che avresti dovuto e potuto fare, pensi e ripensi se hai tralasciato qualche aspetto, cerchi di ripassare tutto ed è alla fine, quando credi di aver tutto sotto controllo, o quasi, che accade l’imprevisto.

Una cosa che non avresti mai pensato e voluto che accadesse, soprattutto ad una persona come me con un debole per la frazione di nuoto.

Allungo l’orecchio e cerco di ascoltare meglio lo speaker che ripete per più volte che dato l’elevata temperatura dell’acqua del lago, la muta è vietata per quasi tutte le categorie, è come se mi avessero dato una pugnalata al cuore, in trent’anni di triathlon a Bardolino non era mai accaduto e quindi non penseresti mai che potesse capitare proprio l’anno della tua partecipazione, invece l inevitabile…..

Dopo i primi 10 minuti di totale depressione cerco di calmarmi e di capire come poter sopravvivere per 1500mt nuotando nelle acque del lago, nuotando in mezzo ad altre 1300 persone senza la mia cara muta. Alle 12.45 è il mio turno, sono nella penultima batteria e ancor prima di raggiungere la prima boa vengo superato e travolto dal gruppo di bisonti partiti poco dopo nell’ultima batteria, non è stata una bella esperienza ve lo assicuro.

Passata anche questa onda d’urto cerco la linea ideale per poter fare meno strada possibile e con un tempo altissimo, di circa 45’, raggiungo il traguardo della prima frazione.

All’ uscita dall’ acqua non ho difficoltà a trovare la mia bici all’ interno della zona cambio in quanto ne erano rimaste solo poche (non tutto era negativo) e riesco cosi a riprendere subito il ritmo che volevo.

Nella frazione ciclistica non sono riuscito a sfruttare grandi scie ma è stata piuttosto una lunga rincorsa per tutta la sua durata; altro buon cambio e via di corsa, sono ripartito molto forte, volevo chiudere la frazione attorno ai 40’ ma colpa il gran caldo, l’estenuante maratona in acqua e la lunga rincorsa in bici, non sono riuscito a fare una frazione come nelle mie possibilità, peccato.

Tutto sommato mi sentivo comunque soddisfatto, ero riuscito a portare a termine una gare che non credevo possibile fino a poche ore prima, quando dettero la notizia che non si poteva fare uso della muta. E’ stata una bella esperienza che ricorderò per molto, non so dirvi se sia stata più dura a Bardolino oppure all’Elba ma di entrambe le situazioni porto con me dei bellissimi ricordi, ogni qual volta la mia mente corre a quei momenti, a quelle situazioni ,mi commuovo e mi sembra di riviverli.

E sono proprio queste emozioni che mi danno la forza di riprendere i lunghi allenamenti in vista del prossimo traguardo.

Vi aspetto tutti a Nizza.

Carlo

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